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Giovedì 28
febbraio 2002 il Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali
ha pubblicato due documenti riguardanti "La Chiesa e internet" e
l'"Etica in internet". Abbiamo deciso di pubblicarli anche sul
nostro sito proprio perché riguardano anche le pagine in cui ora
state navigano. Internet con delle precise regole è un importante
mezzo di comunicazione per la Chiesa universale e anche per dei
piccoli centri pastorali come questa parrocchia.
La Chiesa e internet
(cliccare qui per l'Etica in
internet)
I
INTRODUZIONE
1. L'interesse
della Chiesa per Internet è un aspetto particolare dell'attenzione
che essa riserva da sempre ai mezzi di comunicazione sociale.
Considerandoli il risultato del processo storico scientifico per
mezzo del quale l'umanità avanza « sempre più nella scoperta delle
risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato »,1
la Chiesa si è spesso dichiarata convinta del fatto che i mezzi di
comunicazione sociale sono, come ha affermato il Concilio Vaticano
II, « meravigliose invenzioni tecniche » 2 che pur
facendo già molto per soddisfare le necessità umane, possono fare
ancora di più.
Quindi
l'approccio della Chiesa ai mezzi di comunicazione sociale è stato
essenzialmente positivo.3 Anche quando ne condannano i
gravi abusi, i documenti del Pontificio Consiglio delle
Comunicazioni Sociali si sono preoccupati di chiarire che « un
atteggiamento meramente restrittivo o censorio da parte della
Chiesa... non è né sufficiente né appropriato ».4
Citando la
Lettera Enciclica Miranda prorsus di Papa Pio XII del 1957,
l'Istruzione Pastorale sui Mezzi di Comunicazione Sociale
Communio et progressio, pubblicata nel 1971, ha sottolineato
questo aspetto: « La Chiesa riconosce in questi strumenti dei
“doni di Dio” destinati, secondo il disegno della Provvidenza, a
unire gli uomini in vincoli fraterni, per renderli collaboratori
dei Suoi disegni di salvezza ».5 Rimaniamo di questa
opinione anche a proposito di Internet.
2. Secondo la
Chiesa la storia delle comunicazioni umane somiglia a un lungo
viaggio che conduce l'umanità « dall'orgoglioso progetto di
Babele, con la sua carica di confusione e di mutua incomprensione
(cfr Gn 11, 1-9), fino alla Pentecoste e al dono delle
lingue: la restaurazione della comunicazione si incentra su Gesù
per l'azione dello Spirito Santo ».6 Nella vita, nella
morte e nella risurrezione di Cristo, la comunicazione fra gli
uomini ha trovato il suo più alto ideale e supremo modello in Dio,
il quale è diventato uomo e fratello.7
I moderni mezzi
di comunicazione sociale sono fattori culturali che svolgono un
ruolo in questa storia. Come osserva il Concilio Vaticano II, «
benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno
dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia nella misura in cui
può contribuire a meglio ordinare l'umana società, tale progresso
è di grande importanza per il regno di Dio ».8
Considerando da questo punto di vista i mezzi di comunicazione
sociale, scopriamo che essi « contribuiscono efficacemente a
sollevare e ad arricchire gli animi, nonché ad estendere e
consolidare il Regno di Dio ».9
Oggi ciò vale in
modo particolare per Internet, che contribuisce ad apportare
cambiamenti rivoluzionari nel commercio, nell'educazione, nella
politica, nel giornalismo, nel rapporto fra nazione e nazione e
cultura e cultura, cambiamenti riguardanti non solo il modo in cui
le persone comunicano, ma anche quello in cui interpretano la
propria vita. In un documento allegato, “Etica in Internet”,
affrontiamo la dimensione etica di tali questioni.10
In questa sede
consideriamo le implicazioni che Internet ha per la religione e in
particolare per la Chiesa Cattolica.
3. La Chiesa ha
un duplice scopo a proposito dei mezzi di comunicazione sociale.
Uno è quello di incoraggiare la loro giusta evoluzione e il loro
giusto utilizzo per il bene dello sviluppo umano, della giustizia
e della pace, per l'elevazione della società a livello locale,
nazionale e comunitario, alla luce del bene comune e in spirito di
solidarietà. In considerazione della grande importanza delle
comunicazioni sociali, la Chiesa cerca un « dialogo onesto e
rispettoso con i responsabili dei media », un dialogo che si
rivolga in primo luogo all'elaborazione della politica che li
riguarda.11 « Questo dialogo implica che la Chiesa
faccia uno sforzo per comprendere i media — i loro obiettivi, i
loro metodi, le loro regole di lavoro, le loro strutture interne e
le loro modalità — e che sostenga e incoraggi coloro che vi
lavorano. Basandosi su questa comprensione e su questo sostegno
diventa possibile fare delle proposte significative per poter
allontanare gli ostacoli che si oppongono al progresso umano e
alla proclamazione del Vangelo ».12
Tuttavia la
Chiesa si preoccupa anche della propria comunicazione e di quella
al suo interno. Questa comunicazione è qualcosa di più che un
esercizio tecnico perché comincia nella comunione di amore fra le
Persone divine e nella Loro comunicazione con noi nonché nella
comprensione del fatto che la comunicazione trinitaria « si
estende all'umanità: il Figlio è il Verbo, eternamente «
pronunciato » dal Padre e, in Gesù Cristo e attraverso di Lui,
Figlio e Verbo incarnato, Dio comunica se stesso e la sua salvezza
alle donne e agli uomini ».13
Dio continua a
comunicare con l'umanità attraverso la Chiesa, portatrice e
custode della Sua Rivelazione, al cui Magistero soltanto Egli ha
affidato il compito di interpretare in maniera autentica la Sua
parola.14 Inoltre, la Chiesa stessa è communio,
una comunione di persone e di comunità eucaristiche che derivano
dalla comunione trinitaria e la riflettono.15 Quindi,
la comunicazione è essenziale per la Chiesa.
Questa
motivazione, più di ogni altra, spiega perché « la pratica
ecclesiale della comunicazione dovrebbe essere esemplare,
rispecchiando i più alti modelli di veridicità, affidabilità,
sensibilità ai diritti umani e altri principi e norme rilevanti ».16
4. Trent'anni fa
la Communio et progressio evidenziò che « le recenti
invenzioni offrono all'uomo nuove modalità di incontro con la
verità evangelica ».17 Papa Paolo VI disse: « la Chiesa
si sentirebbe colpevole davanti al suo Signore », se non
adoperasse questi mezzi per l'evangelizzazione.18 Papa
Giovanni Paolo II ha definito i mezzi di comunicazione sociale «
il primo Aeropago del tempo moderno » e ha dichiarato « non basta,
quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e il
Magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso
in questa « nuova cultura » creata dalla comunicazione moderna ».19
Fare questo è importantissimo oggi, poiché i mezzi di
comunicazione sociale non solo influenzano fortemente ciò che le
persone pensano della vita, ma anche, e in larga misura, «
l'esperienza umana in quanto tale è diventata una esperienza
mediatica ».20
Tutto ciò vale
anche per Internet. Sebbene il mondo delle comunicazioni sociali «
possa a volte sembrare in contrasto con il messaggio cristiano,
offre anche opportunità uniche per proclamare la verità salvifica
di Cristo a tutta la famiglia umana. Consideriamo... la capacità
positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti di
carattere religioso oltre le barriere e le frontiere. Quanti hanno
predicato il Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto
immaginare un pubblico così vasto... i cattolici non dovrebbero
aver paura di lasciare aperte le porte delle comunicazioni sociali
a Cristo affinché la Sua Buona Novella possa essere udita dai
tetti del mondo! ».21
II
OPPORTUNITÀ E
SFIDE
5. « La
comunicazione che avviene nella Chiesa e attraverso la Chiesa
consiste essenzialmente nell'annuncio della Buona Novella di Gesù
Cristo. E la proclamazione del Vangelo come parola profetica e
liberatrice rivolta agli uomini e alle donne del nostro tempo è la
testimonianza resa, di fronte ad una secolarizzazione radicale,
alla verità divina ed al destino trascendente della persona umana;
è, di fronte ai conflitti ed alle divisioni, la scelta della
giustizia, in solidarietà con tutti i credenti al servizio della
comunione fra i popoli, le nazioni e le culture ».22
Poiché annunciare
la Buona Novella a persone immerse nella cultura dei mezzi di
comunicazione sociale richiede l'attenta considerazione delle
peculiarità dei mezzi di comunicazione stessi, ora la Chiesa ha
bisogno di comprendere Internet. Ciò è necessario al fine di
comunicare efficacemente con le persone, in particolare quelle
giovani, immerse nell'esperienza di questa nuova tecnologia, ma
anche per utilizzarlo al meglio.
I mezzi di
comunicazione sociale offrono importanti benefici e vantaggi dal
punto di vista religioso: « offrono notizie e informazioni su
eventi, idee e personaggi relativi alla religione. Sono veicoli di
evangelizzazione e di catechesi. Offrono ispirazione,
incoraggiamento e opportunità di culto a persone costrette nelle
loro case o in Istituti ».23 Oltre a questi benefici,
ve ne sono alcuni più o meno specifici di Internet. Questo sistema
permette accesso immediato e diretto a importanti fonti religiose
e spirituali, a grandi biblioteche, a musei e luoghi di culto, a
documenti magisteriali, a scritti dei Padri e Dottori della Chiesa
e alla saggezza religiosa di secoli. Ha la preziosa capacità di
superare le distanze e l'isolamento, mettendo le persone in
contatto con i loro simili di buona volontà, che fanno parte delle
comunità virtuali di fede per incoraggiarsi e aiutarsi
reciprocamente. La Chiesa può prestare un importante servizio ai
cattolici e ai non cattolici selezionando e trasmettendo dati
utili su Internet.
Internet è
importante per molte attività e numerosi programmi ecclesiali
quali l'evangelizzazione, la ri‑evangelizzazione, la nuova
evangelizzazione e la tradizionale opera missionaria ad gentes,
la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e
informazioni, l'apologetica, governo, amministrazione e alcune
forme di direzione spirituale e pastorale.
Sebbene la realtà
virtuale del ciberspazio non possa sostituire una comunità
interpersonale autentica o la realtà dei Sacramenti e della
Liturgia o l'annuncio diretto e immediato del Vangelo, può
completarli, spingere le persone a vivere più pienamente la fede e
arricchire la vita religiosa dei fruitori. Essa è per la Chiesa
anche uno strumento per comunicare con gruppi particolari come
giovani e giovani adulti, anziani e persone costrette a casa,
persone che vivono in aree remote, membri di altri organismi
religiosi, che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere.
Un numero
crescente di Parrocchie, Diocesi, Congregazioni religiose e
Istituzioni legate alla Chiesa, programmi e organizzazioni di
tutti tipi utilizzano Internet per questi e altri scopi. In alcuni
luoghi, a livello sia nazionale sia continentale, sono in corso
progetti creativi promossi dalla Chiesa. La Santa Sede è attiva in
quest'area da diversi anni e continua a espandere e a sviluppare
la sua presenza su Internet. Incoraggiamo i gruppi legati alla
Chiesa che non hanno ancora compiuto il passo per entrare nel
ciberspazio a prendere in considerazione la possibilità di farlo
al più presto. Raccomandiamo con forza lo scambio di idee e
informazioni su Internet fra coloro che hanno esperienza in questo
campo e coloro che invece sono principianti.
6. La Chiesa deve
anche comprendere e utilizzare Internet come strumento di
comunicazione interna. Per questo bisogna tener presente la sua
natura speciale di mezzo diretto, immediato, interattivo e
partecipativo.
L'interattività
bidirezionale di Internet sta già facendo svanire la vecchia
distinzione fra chi comunica e chi riceve la comunicazione,24
e sta creando una situazione nella quale, almeno potenzialmente,
tutti possono fare entrambe le cose. Non si tratta dunque più
della comunicazione del passato che fluiva in una sola direzione e
dall'alto verso il basso. Poiché sempre più persone prendono
confidenza con questo aspetto peculiare di Internet in altri
settori della loro vita, ci si può aspettare che ricorrano a
Internet anche a proposito della religione e della Chiesa.
È nuova la
tecnologia, ma non l'idea. Il Concilio Vaticano II ha affermato
che i membri della Chiesa dovrebbero manifestare ai loro Pastori «
le loro necessità e i loro desideri, con quella libertà e fiducia
che si addice ai figli di Dio e ai fratelli in Cristo »; infatti,
nella misura della scienza, della competenza e del prestigio di
cui godono « essi hanno il diritto, anzi anche il dovere, di far
conoscere il loro parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa
».25 La Communio et progressio ha osservato che
la Chiesa, in quanto « Corpo vivo », « è un corpo vivo che ha
bisogno dell'opinione pubblica che è alimentata dal colloquio fra
le diverse membra ».26 Sebbene le verità di fede « non
possano in nessun caso essere lasciate alla arbitraria
interpretazione dei singoli », la Costituzione Pastorale ha
osservato che « vastissima è la zona di ricerca, nella quale può
attuarsi questo dialogo interno ».27
Idee simili sono
contenute nel Codice di Diritto Canonico 28 e in
documenti più recenti del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali.29 Aetatis novae definisce la
comunicazione bidirezionale e l'opinione pubblica « il mezzo per
realizzare concretamente il carattere di « comunione » della
Chiesa ».30
In Etica nelle
Comunicazioni Sociali si afferma: « Un flusso bidirezionale di
informazione e opinioni fra Pastori e fedeli, la libertà di
espressione sensibile al benessere della comunità e al ruolo del
Magistero nel promuoverlo, e un'opinione pubblica responsabile
sono tutte espressioni importanti del « diritto fondamentale al
dialogo e all'informazione in seno alla Chiesa ».31
Internet è un efficace strumento tecnologico per comprendere
questo concetto.
Abbiamo dunque
uno strumento che può essere usato in maniera creativa per vari
aspetti dell'amministrazione e del governo. Oltre all'apertura di
canali di espressione dell'opinione pubblica, pensiamo
all'opportunità di consultare esperti, preparare incontri e
collaborare con le Chiese particolari e con le Istituzioni
religiose a livello locale, nazionale e internazionale.
7. Quella
dell'educazione e della formazione è un'altra area opportuna e
necessaria. « Oggi tutti hanno bisogno di alcune forme di costante
educazione ai media, sia per studio personale sia per poter
partecipare a un programma organizzato o per entrambe le cose. Più
che insegnare tecniche, l'educazione dei mezzi di comunicazione
sociale, contribuisce a suscitare nelle persone il buon gusto e il
veritiero giudizio morale. Si tratta di un aspetto di formazione
della coscienza. Attraverso le sue scuole e i suoi programmi di
formazione, la Chiesa dovrebbe offrire un'educazione in materia di
media di questo tipo ».32
L'educazione e la
formazione relative a Internet dovrebbero essere parte di
programmi completi di educazione ai mezzi di comunicazione
sociale, rivolti ai membri della Chiesa. Per quanto possibile, la
programmazione pastorale delle comunicazioni sociali dovrebbe
provvedere a questa formazione nell'istruzione dei seminaristi,
dei sacerdoti, dei religiosi e dei laici così come degli
insegnanti, dei genitori e degli studenti.33
Ai giovani in
particolare bisogna insegnare « non solo a essere buoni cristiani
quando sono lettori, ascoltatori o spettatori, ma anche a
utilizzare attivamente tutte le possibilità che offrono gli
strumenti di comunicazione... Così i giovani diventeranno a pieno
titolo cittadini dell'era delle comunicazioni sociali, che sembra
aver preso inizio nel nostro tempo »,34 nel quale i
mezzi di comunicazione sociale sono considerati « piuttosto come
parte di una cultura tuttora in evoluzione le cui piene
implicazioni ancora non si avvertono con precisione ».35
Trasmettere
nozioni relative a Internet e alla nuova tecnologia significa
molto più che applicare tecniche di insegnamento. I giovani devono
imparare come vivere bene nel mondo del ciberspazio, saper
giudicare quanto vi trovano secondo sani criteri morali e
utilizzare la nuova tecnologia per il proprio sviluppo integrale e
per il bene degli altri.
8. Internet pone
alla Chiesa anche alcuni problemi particolari, oltre a quelli di
natura generale affrontati nel documento allegato, Etica in
Internet.36
Pur enfatizzando
gli aspetti positivi di Internet, è importante essere chiari su
quelli negativi.
A livello
profondo « il mondo dei mezzi di comunicazione sociale può a volte
sembrare indifferente e perfino ostile alla fede e alla morale
cristiana. Questo è dovuto in parte al fatto che la cultura dei
mezzi di comunicazione sociale è così profondamente imbevuta di un
senso tipicamente post-moderno che la sola verità assoluta è che
non esistono verità assolute o che, se esistessero, sarebbero
inaccessibili alla ragione umana e quindi irrilevanti ».37
Fra i problemi
specifici che Internet crea c'è la presenza di siti denigratori,
volti a diffamare e ad attaccare i gruppi religiosi ed etnici. La
Chiesa cattolica è il bersaglio di alcuni di essi. Come la
pornografia e la violenza nei mezzi di comunicazione sociale,
questi siti Internet sono « la dimensione più buia della natura
ferita dal peccato » 38 e anche se il rispetto per la
libertà d'espressione può richiedere, fino a un certo punto, la
tolleranza perfino di voci ostili, l'auto‑censura, e, se
necessario, l'intervento della pubblica autorità, dovrebbe
stabilire e applicare limiti ragionevoli a ciò che si può dire.
La proliferazione
di siti web che si definiscono cattolici crea un problema di tipo
diverso. Come abbiamo detto, i gruppi legati alla Chiesa
dovrebbero essere presenti in modo creativo su Internet.
Parimenti, hanno diritto di esservi presenti anche individui e
gruppi non ufficiali, ben motivati e ben informati, che agiscono
di propria iniziativa. Tuttavia è motivo di confusione, come
minimo, non distinguere dalle posizioni autentiche della Chiesa
interpretazioni dottrinali eccentriche, pratiche devozionali
stravaganti e proclami ideologici che recano l'etichetta «
cattolico ».
Suggeriamo un
approccio a questo problema.
9. Anche altre
questioni richiedono una riflessione. A questo proposito,
esortiamo a ricerche e studi costanti, che includano «
un'antropologia e una vera teologia della comunicazione » 39
esplicitamente riferite a Internet. Oltre allo studio e alla
ricerca, è necessario promuovere una positiva programmazione
pastorale per l'uso di Internet.40
Si è insinuato,
per esempio, che la vasta gamma di scelta di prodotti e servizi su
Internet abbia un effetto propulsore anche a proposito della
religione e promuova un approccio di tipo consumistico agli
argomenti di fede. I dati fanno pensare che alcuni visitatori di
siti web religiosi si trovino in una sorta di supermercato,
individuino e scelgano gli elementi di confezioni religiose che
meglio si adattano ai loro gusti. La « tendenza da parte di alcuni
cattolici a essere elettivi nella loro adesione » alla dottrina
della Chiesa è un problema noto anche in altri contesti.41
Sono necessarie maggiori informazioni sull'entità di questo
problema su Internet.
Parimenti, come
abbiamo detto sopra, la realtà virtuale del ciberspazio ha alcune
preoccupanti implicazioni per la religione come anche per altri
settori della vita. La realtà virtuale non può sostituire la reale
presenza di Cristo nell'Eucaristia, la realtà sacramentale degli
altri Sacramenti e il culto partecipato in seno a una comunità
umana in carne e ossa. Su Internet non ci sono Sacramenti. Anche
le esperienze religiose che vi sono possibili per grazia di Dio,
sono insufficienti se separate dall'interazione del mondo reale
con altri fedeli. Questo è un altro aspetto di Internet che
richiede studio e riflessione. Al contempo, la programmazione
pastorale dovrebbe riflettere su come condurre le persone dal
ciberspazio alla comunità autentica e su come, mediante
l'insegnamento e la catechesi, Internet possa essere utilizzato
successivamente per sostenerle e arricchirle nel loro impegno
cristiano.
III
RACCOMANDAZIONI
E CONCLUSIONE
10. Le persone
religiose, come persone facenti parte dell'ampia utenza di
Internet, con propri interessi, speciali e legittimi, desiderano
far parte del processo che orienta gli sviluppi futuri di questo
nuovo strumento.
Senza dubbio, a
volte, saranno obbligate a modificare il proprio modo di pensare e
di agire.
È importante
anche che le persone, a tutti i livelli ecclesiali, utilizzino
Internet in modo creativo per adempiere alle proprie
responsabilità e per svolgere la propria azione di Chiesa. Tirarsi
indietro timidamente per paura della tecnologia o per qualche
altro motivo non è accettabile, sopratutto in considerazione delle
numerose possibilità positive che Internet offre. « Metodi per
agevolare la comunicazione e il dialogo fra i suoi stessi membri
possono rafforzare i legami di unità tra di loro. L'immediato
accesso all'informazione rende possibile alla Chiesa di
approfondire il dialogo col mondo contemporaneo... la Chiesa può
più rapidamente informare il mondo del suo « credo » e spiegare le
ragioni della sua posizione su ogni problema o evento. Può
ascoltare più chiaramente la voce dell'opinione pubblica, ed
entrare in un continuo dibattito con il mondo circostante,
impegnandosi così più tempestivamente nella ricerca comune di
soluzioni ai molti, pressanti problemi dell'umanità ».42
11. Pertanto, nel
concludere queste riflessioni, rivolgiamo parole di
incoraggiamento a diversi gruppi: ai responsabili ecclesiali, agli
agenti pastorali, agli educatori, ai genitori e in particolare ai
giovani.
Ai
responsabili ecclesiali. Chi svolge funzioni direttive in
tutti i settori della Chiesa deve comprendere i mezzi di
comunicazione sociale, applicare questa comprensione
all'elaborazione dei piani pastorali sulle comunicazioni sociali,43
con politiche e programmi concreti in questo settore, e fare un
uso appropriato dei mezzi di comunicazione sociale. Dove
necessario, i responsabili ecclesiali stessi dovrebbero ricevere
una formazione mass-mediale. Infatti « la Chiesa riceverebbe un
servizio migliore se quanti detengono cariche e svolgono funzioni
a suo nome venissero formati nella comunicazione ».44
Ciò vale per
Internet come per i vecchi mezzi di comunicazione sociale. I
responsabili ecclesiali sono obbligati ad utilizzare « le
potenzialità « dell'era del computer » al servizio della vocazione
umana e trascendete dell'uomo, così da glorificare il Padre dal
quale hanno origine tutte le cose buone ».45 Dovrebbero
impiegare questa notevole tecnologia per molti aspetti diversi
della missione ecclesiale, esplorando anche opportunità di
cooperazione ecumenica e interreligiosa.
Un aspetto
particolare di Internet, come abbiamo osservato, riguarda la
proliferazione, che a volte crea confusione, di siti web non
ufficiali che si definiscono « cattolici ». A questo proposito
potrebbe essere utile una certificazione volontaria a livello
locale e nazionale con la supervisione di rappresentanti del
Magistero a proposito di materiale di natura specificatamente
dottrinale o catechetica. Non si tratta di imporre la censura, ma
di offrire agli utenti di Internet una guida affidabile su quanto
è in accordo con la posizione autentica della Chiesa.
Agli agenti
pastorali. Sacerdoti, diaconi, religiosi e operatori laici di
pastorale dovrebbero studiare i mezzi di comunicazione sociale per
comprenderne meglio l'impatto sugli individui e sulla società e
aiutarli ad acquisire metodi di comunicazione adatti alla
sensibilità e agli interessi delle persone.
Oggi ciò implica
ovviamente lo studio di Internet al fine di utilizzarlo anche
nello svolgimento del proprio lavoro. I siti web possono anche
essere utilizzati per offrire aggiornamenti teologici e
suggerimenti pastorali.
Per quanto
riguarda il personale ecclesiale coinvolto direttamente nei mezzi
di comunicazione sociale, è superfluo affermare che deve possedere
una formazione professionale. Ma deve anche aver acquisito una
formazione dottrinale e spirituale perché « per testimoniare
Cristo è necessario incontrarlo personalmente, e coltivare questa
relazione con Lui attraverso la preghiera, l'Eucaristia e il
Sacramento della Riconciliazione, la lettura e la meditazione
della Parola di Dio, lo studio della Dottrina cristiana, il
servizio agli altri ».46
Agli educatori
e ai catechisti. L'Istruzione Pastorale Communio et
progressio ha affrontato il « dovere urgente » delle scuole
cattoliche di formare comunicatori e recettori delle comunicazioni
sociali sulla base dei principi cristiani pertinenti.47
Questo messaggio è stato ripetuto molte volte. Nell'era di
Internet, con la sua enorme diffusione e il suo forte impatto,
questa necessità è più urgente che mai.
Le università, i
collegi, le scuole e i programmi educativi cattolici a tutti i
livelli dovrebbero offrire corsi a vari gruppi, « seminaristi,
sacerdoti, religiosi e religiose o animatori laici... insegnanti,
genitori, studenti »,48 così come una formazione più
avanzata in tecnologia, gestione, etica e politica delle
comunicazioni a coloro che si preparano a operare nell'ambito dei
mezzi di comunicazione sociale o a svolgere ruoli decisionali,
inclusi quanti operano nel campo delle comunicazioni sociali della
Chiesa. Inoltre affidiamo agli studiosi e ai ricercatori che si
occupano di discipline pertinenti nelle istitutizioni cattoliche
di istruzione superiore le questioni e i problemi menzionati
sopra.
Ai genitori.
Per il bene dei loro figli e proprio, i genitori devono «
imparare a essere spettatori, ascoltatori e lettori consapevoli,
agendo da modello di uso prudente dei media in casa ».49
Per quanto riguarda Internet, i bambini e i giovani hanno spesso
più familiarità con questo mezzo che i propri genitori.
Ciononostante, i genitori hanno l'obbligo di guidare e sorvegliare
i loro figli mentre lo utilizzano.50 Se questo
significa dover imparare di più su Internet di quanto non abbiano
fatto finora, tanto meglio.
I genitori
dovrebbero accertarsi del fatto che i computer dei loro figli
siano provvisti di filtri, quando ciò è possibile tecnicamente ed
economicamente, in modo da proteggerli il più possibile dalla
pornografia, dai maniaci sessuali e da altri pericoli. L'utilizzo
incontrollato non dovrebbe essere consentito. Genitori e figli
dovrebbero discutere insieme di cosa hanno visto e vissuto nel
ciberspazio. Sarà anche utile scambiare opinioni con altre
famiglie che condividono gli stessi valori e gli stessi interessi.
Il dovere fondamentale dei genitori consiste nell'aiutare i figli
a divenire utenti di Internet responsabili e capaci di
discernimento.
Ai bambini e
ai giovani. Internet è una porta aperta su un mondo
affascinante ed eccitante con una grande influenza formativa, ma
non tutto ciò che esiste al di là di questa porta è sano, sicuro e
vero. « Secondo l'età e le circostanze i bambini e i giovani
dovrebbero essere avviati alla formazione circa i mezzi di
comunicazione sociale, resistendo alla tentazione semplificatoria
della passività acritica, a pressioni esercitate dai loro compagni
e allo sfruttamento commerciale ».51 I giovani hanno il
dovere di utilizzare bene Internet per riguardo a se stessi, ai
propri genitori, parenti, amici, Pastori, insegnanti, e infine per
obbedire a Dio.
Internet offre a
persone giovanissime la possibilità immensa di fare il bene e il
male, a se stessi e agli altri. Può arricchire la loro vita in un
modo che le generazioni precedenti non avrebbero mai potuto
immaginare, e dare loro la facoltà di arricchire quella degli
altri. Può anche spingerli al consumismo, suscitare fantasie
incentrate sulla pornografia e sulla violenza e relegarli in un
isolamento patologico. I giovani, come si dice spesso, sono il
futuro della società e della Chiesa. Un buon uso di Internet può
contribuire a prepararli ad adempiere alle proprie responsabilità
in entrambi gli ambiti. Tuttavia ciò non accadrà automaticamente.
Internet non è soltanto uno strumento di svago e di gratificazione
consumistica. È uno strumento per svolgere un'attività utile e i
giovani devono imparare a considerarlo e usarlo come tale. Nel
ciberspazio, come in ogni altro luogo del resto, i giovani possono
essere chiamati ad andare controcorrente, a esercitare
controcultura, perfino a subire persecuzione per il vero e il
buono.
12. A tutte le
persone di buona volontà. Infine, spendiamo una parola su
alcune virtù che devono essere coltivate da chiunque desideri fare
un buon uso di Internet. Il loro esercizio dovrebbe basarsi su una
valutazione realistica dei contenuti di Internet.
È necessaria
molta prudenza per individuare con chiarezza le implicazioni, il
potenziale di bene e di male di questo muovo mezzo e per
affrontare in maniera creativa le sfide che pone e le opportunità
che offre.
È necessaria
giustizia, in particolare per eliminare il « digital divide », il
divario di informazione fra i ricchi e i poveri nel mondo di oggi.52
Ciò richiede un impegno, in favore del bene comune internazionale
e la « globalizzazione della solidarietà ».53
Sono necessari
forza e coraggio. Ciò significa difendere la fede contro il
relativismo religioso e morale, l'altruismo e la generosità contro
il consumismo individualistico e la decenza contro la sensualità e
il peccato.
È necessaria la
temperanza, un approccio auto-disciplinato a questo importante
strumento tecnologico che è Internet, per utilizzarlo saggiamente
e soltanto per fare il bene.
Riflettendo su
Internet, così come su altri mezzi di comunicazione sociale,
ricordiamo che Cristo è il « perfetto Comunicatore »,54
la norma e il modello dell'approccio della Chiesa alle
comunicazioni e il contenuto che la Chiesa è obbligata a
comunicare. « Che i cattolici impegnati nel mondo delle
comunicazioni sociali predichino la verità di Gesù ancor più
gioiosamente e coraggiosamente dai tetti cosicché tutti gli uomini
e tutte le donne possano conoscere l'amore che è il centro della
comunicazione che Dio fa di se stesso in Gesù Cristo, lo stesso,
ieri, oggi e sempre ».55
Città del
Vaticano, 22 febbraio 2002, Festa della Cattedra di San Pietro
Apostolo.
John P. Foley
Presidente
Pierfranco
Pastore
Segretario
(1) Giovanni
Paolo II, Lettera Enciclica Laborem Exercens, n. 25; cfr
Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel
mondo contemporaneo, Gaudium et spes, n. 34.
(2) Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione
sociale Inter mirifica, n. 1.
(3) Per esempio, Inter mirifica; i messaggi di Papa Paolo
VI e Papa Giovanni Paolo II in occasione delle Giornate Mondiali
delle Comunicazioni Sociali; Pontificia Commissione delle
Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale Communio et
progressio; Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali,
Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale:
una Risposta Pastorale; Istruzione Pastorale Aetatis
novae; Etica nella Pubblicità; Etica nelle Comunicazioni sociali.
(4) Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale,
n. 30.
(5) Communio et progressio, n. 2.
(6) Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXIV Giornata
Mondiale delle Comunicazioni, 2 gennaio 2000.
(7) Communio et progressio, n. 10.
(8) Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel
mondo contemporaneo Gaudium et spes, n. 39.
(9) Inter mirifica, n. 2.
(10) Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in
Internet.
(11) Aetatis novae, n. 8.
(12) Ibidem.
(13) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 3.
(14) Cfr Concilio Vaticano II, Costituzione Dogmatica sulla Divina
Rivelazione Dei Verbum, n. 10.
(15) Aetatis novae, n. 10.
(16) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 26.
(17) Communio et progressio, n. 128.
(18) Esortazione Apostolica, Evangelii nuntiandi, n. 45.
(19) Lettera Enciclica Redemptoris missio, n. 37.
(20) Aetatis novae, n. 2.
(21) Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXV Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali, n. 3, 27 maggio 2001.
(22) Aetatis novae, n. 9.
(23) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 11.
(24) Cfr Communio et progressio, n. 15.
(25) Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n.
37.
(26) Communio et progressio, n. 116.
(27) Ibid., n. 117.
(28) Cfr Canone 212.2 e 212.3.
(29) Cfr Aetatis novae, n. 10; Etica nelle Comunicazioni
sociali, n. 26.
(30) Aetatis novae, n. 10.
(31) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 26.
(32) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 25.
(33) Aetatis novae, n. 28.
(34) Communio et progressio, n. 107.
(35) Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXIV Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1990.
(36) Cfr Etica in Internet.
(37) Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXV Giornata
Mondiale delle Comunicazioni, n. 3, 2001.
(38) Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione, n.
7.
(39) Aetatis novae, n. 8.
(40) Cfr Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Novo millennio
ineunte, n. 39.
(41) Cfr Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi degli Stati Uniti,
n. 5, Los Angeles, 16 settembre 1987.
(42) Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXIV Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 1990.
(43) Cfr Aetatis novae, nn. 23-33.
(44) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 26.
(45) Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXIV Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
(46) Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXIV
Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2000.
(47) Communio et progressio, n. 107.
(48) Aetatis novae, n. 28.
(49) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 25.
(50) Cfr Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale
Familiaris consortio, n. 76.
(51) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 25.
(52) Cfr Etica in Internet, nn. 10 e 17.
(53) Giovanni Paolo II, Discorso al Segretario Generale delle
Nazioni Unite e al Comitato Amministrativo di Coordinamento dell'O.N.U,
n. 3, 7 aprile 2000.
(54) Communio et progressio, n. 11.
(55) Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXV Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali, n. 4. |