Le linee portanti dell'itinerario
di evangelizzazione
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catechistico 1999/2000)
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catechistico 2000/2001)
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catechistico 2001/2002)
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Cercherò in questi due incontri di
presentare sia il concetto di iniziazione cristiana, com'è nato e
come si è sviluppato; sia il concetto un po' più evoluto e un po'
più nuovo di questa iniziazione cristiana così come nella Chiesa
italiana si sta realizzando, facendo attenzione alle conseguenze
catechistiche.
1. Premessa
Il punto di partenza di tutto questo discorso sulla I. C. è
sicuramente un clima che si sta creando in questi anni, che
investe la nostra comunità, un che si manifesta in tutta la
Chiesa, che è dato da alcuni slogan o termini che ricorrono di
frequente, ad esempio il termine di nuova evangelizzazione o il
termine di re-iniziazione cristiana; sono termini usati spesso,
che lasciano chiaramente intendere una situazione, una realtà
nuova. Il concetto di nuova evangelizzazione tradisce l'idea che
l'esperienza passata di evangelizzazione sia in qualche modo
chiusa. Se non fallita, certamente chiusa. Per cui c'è una forte
esigenza di una attività pastorale, di una presenza pastorale che
non si limita a tenere in piedi la situazione, ma che riscopra il
clima della missione. Intesa come passione per l'annuncio,
preoccupazione per l'annuncio; un annuncio che si fa sempre più
attento e più concreto alle situazioni della vita e delle persone.
Così pure il termine re-iniziazione cristiana (un termine che per
la verità è anche un po' eretico, perché è chiaro che la I. C. non
si può rifare, ma si può ribattezzare) dichiara il riconoscimento
del fallimento della I. C. che è stata realizzata in passato,
soprattutto in questo passato recente. Una I. C. incompleta perché
magari non tutti hanno esaurito il cammino della I. C. che
comprende i tre sacramenti, oppure inadeguata perché non è stato
un momento in cui si è curato l' annuncio, la preghiera personale,
i gesti di testimonianza, un cambiamento di mentalità, ma è stata
semplicemente una specie di socializzazione religiosa. Ora di
fronte a questo riconoscimento di una I.C. inadeguata, e per certi
aspetti incompleta, si sente l'esigenza di una I.C. che sia invece
adeguata, reale, e da questo punto di vista il primo problema
diventa quale comunità può compiere questa I.C..
1 L'iniziazione cristiana dei fanciulli ieri e oggi
1.1 Concetto di iniziazione e uso cristiano
"Iniziazione" è un termine sacrale e serve a designare i riti
mediante i quali si "entra" nell'associazione misterica,
partecipando dei benefici e della salvezza che derivano da tale
ingresso.
In senso più generale il termine iniziazione indica un complesso
di riti e di insegnamenti orali, il cui scopo è quello di produrre
una radicale modificazione dello stato religioso e sociale della
persona che deve essere iniziata. Filosoficamente parlando
iniziazione equivale a mutazione ontologica della condizione
umana, teologicamente equivale alla partecipazione alla vita
divina. Al termine del procedimento cui è sottoposto, il candidato
esce totalmente diverso: è diventato un altro. L'iniziato è un
essere trasformato.
Il termine non compare nella tradizione cristiana prima del II
secolo. Sono i padri apologisti ad usarlo in polemica con gli
interlocutori pagani, per difendere i riti cristiani dall'accusa
di imitazione delle religioni misteriche. In un secondo tempo il
vocabolario dell'iniziazione entra nella comunità cristiana con la
catechesi, a cominciare dal catecumenato organizzato ove i
catecumeni sono separati dalla disciplina dell'arcano. Da Origene
l'uso si diffonde nelle grandi catechesi dei secoli IV e V
soprattutto presso S. Giovanni Crisostomo. In occidente, presso
Ambrogio e Agostino l'uso è più guardingo. Si incontra il verbo 'initiare'
in senso sacramentale: si è iniziati dal battesimo o dai misteri e
non ai misteri. La celebrazione sacramentale introduce al mistero
di salvezza mediante la fede.
Nel Medioevo latino la parola e il concetto scompaiono totalmente
dall'uso per ricomparire nell'epoca moderna con la dimensione
nuova di "cammino": iniziazione (accostamento, avvicinamento
graduale) ai misteri. Si consolida anche il concetto di
"iniziazione cristiana" comprensivo dei tre sacramenti: battesimo,
cresima, eucarestia.
Nel Concilio Vaticano II si parla esplicitamente del battesimo,
cresima ed eucarestia come sacramenti dell'iniziazione cristiana e
si afferma la loro unità o connessione intrinseca, includendo
nell'idea di iniziazione anche il catecumenato. Nei documenti
della riforma liturgica si accetta in pieno il concetto di
iniziazione, come "partecipazione sacramentale alla morte e
risurrezione di Cristo", l'unità intrinseca dei tre sacramenti che
conducono alla piena maturità spirituale. Quindi per quanto
riguarda l'uso teologico-liturgico attuale, l'iniziazione esprime
in primo luogo l'unità dei tre sacramenti e in secondo luogo tende
ad includervi il catecumenato. Il concetto implica a sua volta
un'esperienza del mistero di Cristo con il passaggio da uno stato
(catecumeno) ad un altro stato (fedele) mediante i tre riti
sacramentali e la fede. Dunque teniamo presenti questi tre aspetti
che dovremmo trovare il modo di rivitalizzare anche
nell'esperienza pastorale attuale.
Nel linguaggio catechistico degli ultimi decenni, poi, sotto
l'influsso dell'antropologia e della sociologia, il concetto di
iniziazione è stato caratterizzato dal fattore "tempo": iniziare
equivale a introdurre una persona gradualmente ad un determinato
gruppo sociale, ad una dottrina, ad una professione. L'iniziazione
cristiana dunque sarebbe il cammino graduale di fede con l'ausilio
della comunità che ha i momenti più forti nei sacramenti
dell'iniziazione. L'iniziazione costituisce il quadro entro cui si
raggiunge la maturazione di fede e si celebrano i sacramenti
dell'iniziazione quali riti di passaggio a scadenze determinate.
Si veda a tale proposito il documento "Il catechismo per
l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi", Ufficio
Catechistico Nazionale, 1991, n.7. Questo concetto, che ha come
esclusiva prospettiva la formazione cristiana dei bambini, rischia
di perdere l'unità dei tre sacramenti (è un dato di fatto!) e di
collocarli in tempi ritenuti più opportuni, considerandoli come
riti di passaggio dello sviluppo (nascita, pubertà, preadolescenza)
e quindi di strumentalizzarli a scopi che non sono specifici. La
catechesi diventa l'ambito entro cui si collocano i sacramenti ai
quali occorre essere iniziati, a differenza del concetto sopra
espresso secondo il quale sono i sacramenti che "iniziano" e la
catechesi dovrebbe rappresentare la riscoperta cosciente ed
approfondita dell'esperienza e dell'illuminazione dei medesimi.
C'è di che riflettere sulla nostra prassi e soprattutto cercare un
metodo pastorale che sia rispettoso degli elementi importanti
della iniziazione cristiana anche se le mutate condizioni sociali
hanno spinto verso un concetto diverso della stessa.
1.2 Natura dell'iniziazione cristiana
E' un fatto che la Chiesa ha aggregato e aggrega a sé nuovi adepti
mediante una procedura particolare che oggi indichiamo con il
termine "iniziazione cristiana" e, talora, fin dall'inizio con
quello onnicomprensivo di "battesimo".
La procedura comprende due punti fondamentali, fede e sacramenti,
sui quali converge e si dispiega l'intero cammino. Il
cristianesimo appare come una fede e una prassi misterica a cui si
accede, si è introdotti, e che conducono ad una conformazione
interiore a Cristo entro la comunità cristiana, per una nuova
esistenza.
Perciò l'iniziazione cristiana non è da considerarsi come un
semplice fatto educativo che tende a sviluppare e a dare corpo ad
elementi e valori insiti nella coscienza umana, né un itinerario
didattico o scolare inteso a proporre nozioni o tipi di
comportamento personale e sociale-religioso; né tantomeno un atto
giuridico o anagrafico richiesto dalla situazione sociologica
cristiana, un semplice rituale di appartenenza giuridico-religiosa
ad una comunità con ovvi impegni di rapporti determinati; né un
sistema moralistico per far apprendere determinate norme di
condotta cristiana. L'iniziazione cristiana esprime invece il
mistero e la profonda realtà che introduce l'uomo nella vita
nuova: sia trasformandolo nel suo essere (partecipe della natura
divina di Cristo); sia impegnandolo personalmente ad una scelta di
fede per vivere come figlio di Dio (fede personale); sia
integrandolo ad una comunità che lo accoglie come suo membro
(battesimo), gli dona lo Spirito per agire (cresima) lo ammette
alla mensa della parola e del pane di vita (eucaristia). L'uomo
raggiunge la sua identità cristiana, che poi dovrà sviluppare
lungo tutta la sua esistenza per giungere alla pienezza finale.
La realtà o contenuto dell'iniziazione è una sola: il mistero
pasquale di Cristo che muore e risorge, applicato al discepolo che
simbolicamente muore alla vita precedente (di peccato) per vivere
la vita nuova di risorto allo stesso modo che Cristo è morto e
risuscitato. E' una dinamica di morte e di vita. E' però da tenere
presente che l'iniziazione ha, oltre l'aspetto personale, una
dimensione fortemente comunitaria: riguarda la persona non
isolatamente ma in rapporto alla comunità alla quale viene
aggregata. Anzi si può affermare che l'iniziazione crea, dà
origine alla comunità cristiana: ne fa un solo corpo, il corpo di
Cristo, un solo Spirito, una sola oblazione. Battesimo e cresima
tendono per loro natura a condurre il fedele nell'assemblea
eucaristica, ove si realizza il mistero della chiesa.
Ma non sarebbe corretto limitare l'iniziazione ai tre sacramenti:
significherebbe compiere un'opera riduttiva ed offrire una visione
deformante. Si accentuerebbe l'aspetto oggettivo, l'intervento
divino, frodando l'uomo della sua libera adesione, del suo
impegno, della sua ricerca, del suo faticoso e fecondo itinerario.
In ogni sacramento si rileva la parte e la risposta dell'uomo che
trova la sua esplicita manifestazione nella fede. Non si ha vera
iniziazione cristiana che non sia in pari tempo iniziazione o
esperienza cosciente e progressiva di fede. La fede precede
accompagna e segue il sacramento. I sacramenti devono essere
considerati nel contesto globale di una maturazione libera ed
impegnata della fede.
Ad una certa visuale riduttiva potrebbe indurre la prassi - assai
presente nel nostro paese - della iniziazione dei bambini
realizzata in modo 'ridotto', mentre il tipo "normale" resta
sempre l'iniziazione cristiana degli adulti.
1.3 Motivi dell'iniziazione cristiana
Non è senza interesse conoscere i motivi su cui si fonda
l'iniziazione cristiana: aiuta a chiarirne la specificità.
Possiamo individuare tre motivi che giustificano il fatto
iniziatico:
- presupposto antropologico.
L'uomo non è un essere isolato chiuso in sé, ma inserito
nell'esistenza creaturale. Egli sperimenta che il suo essere è
frutto di una fecondità, è un "donato" in atteggiamento costante
di ricevere. Egli si sente accolto dal gruppo sociale: è un essere
"con" gli uomini più che un essere "in" mezzo agli uomini. E ciò
avviene gradualmente e storicamente.
- analogia con il dato culturale.
Pur situato così sin dalla nascita, l'uomo mediante i riti
dell'iniziazione viene introdotto nella comunità e nel possesso
del suo patrimonio culturale e religioso, non tanto per acquisire
una personalità giuridica, quanto per assumere un ruolo umano
effettivo. Infatti l'iniziazione non è un rito folcloristico o
convenzionale, ma una celebrazione per cui si assume un nuovo
reale modo di essere, paragonabile ad una nuova nascita e si è
introdotti ad un patrimonio tradizionale antecedentemente
precluso.
- l'esigenza propria del cristianesimo.
La realtà cristiana postula per esigenza propria un processo
iniziatico. Il dato cristiano è storico-salvifico, si fonda
sull'economia della salvezza, su un procedimento storico ed
evolutivo registrato nella Bibbia. Dio si è rivelato ed ha
rivelato il piano salvifico per l'uomo in modo progressivo fino al
suo compimento in Cristo. Questa pedagogia divina trova riscontro
nella natura dell'uomo, chiamato a rispondere all'appello divino,
che ha i suoi ritmi intellettuali ed affettivi, è sottoposto a
svariati condizionamenti interni ed esterni. La fede o risposta
dell'uomo non si acquisisce automaticamente o a titolo di
esistenza, cioè per nascita, né per eredità. La fede è una
conversione e una vocazione. Credere è un atto che sopravviene
nell'esistenza e che dipende anche dalla storia. Si basa sulla
rivelazione di Dio e il suo annuncio, ma esige una risposta
completa e globale dell'uomo perché si attui il suo ingresso nella
nuova esistenza. La fede cristiana ha un carattere personale,
sacramentale, ecclesiale e temporale. Se personale è umana, non
istantanea; se sacramentale si traduce in gesti, simboli, formule;
se ecclesiale, esige l'accesso nella comunità di credenti ove si è
accolti; se temporale, richiede tempo con la verifica delle
motivazioni per la rimozione degli ostacoli. La Chiesa poi non è
un gruppo sociale qualsiasi. E' una realtà che non si identifica
con le istituzioni naturali e libere ma è un "mistero", una realtà
che sfugge allo sguardo umano e che si scopre per esperienza
progressiva. Essa stessa determina la procedura per accogliere i
nuovi membri.
1.4 L'iniziazione cristiana nel passato
1.4.1. - nel Nuovo Testamento
Il N.T. non presenta un quadro elaborato della procedura seguita
dalla chiesa apostolica nel 'fare cristiani', ma piuttosto i
tratti salienti, ben distinti, di tale prassi: parola,
conversione-fede, battesimo nell'acqua e nello Spirito. E' la
procedura quasi uniforme in tutte le comunità. Non viene usato
però il termine 'iniziazione' né emergono i tre sacramenti, ma
piuttosto il battesimo, comprensivo del dono dello Spirito, cui
segue l'eucarestia.
1.4.2. - nella tradizione delle Chiese
Nei primi due secoli non si ha ancora una propria organizzazione
ma è previsto un periodo prebattesimale per una verifica delle
intenzioni, della volontà di conversione e una istruzione sulla
fede e la condotta morale, con incontri di preghiera e di ascolto
quindi il battesimo e l'eucarestia. L'attenzione è rivolta
logicamente agli adulti. Testimonianze di Giustino e Clemente
Alessandrino.
Nei secoli III.IV nasce una vera e propria pastorale di
iniziazione, caratterizzata nella mentalità e nelle strutture di
fronte ad un mondo pagano dal quale la Chiesa prende le distanze e
intende distinguersi come "segno", chiedendo una radicale
conversione ai nuovi candidati e proponendo loro una lunga e seria
formazione alla vita cristiana. Si instaura così il "catecumenato",
un periodo di formazione attorno a due poli di interesse: cammino
di fede verso il battesimo e partecipazione alla comunità
cristiana.
I secoli V e VI formano il periodo di grande interesse per lo
sviluppo del catecumenato e del rituale battesimale, ma anche per
la nuova situazione in cui la chiesa viene a trovarsi: prima
perseguitata, ora e tollerata e poi favorita. La Chiesa assume un
significato via via diverso fino a diventare garante dell'unità
dello stato. Di conseguenza cambia la prassi iniziatica.
L'adesione in massa alla chiesa senza motivazioni valide
(interesse o pressione sociale) e senza impegno induce
all'accoglienza nel catecumenato, ma lo stesso è prolungato nel
tempo e per l'ammissione ai riti sacramentali si registra una
maggiore severità. Al catecumenato di parcheggio di molti
corrisponde il periodo intenso di preparazione al battesimo dei
pochi 'eletti', a seguito di un severo esame. La brevità del
periodo preparatorio è compensata dall'impegno per la catechesi,
specie mistagogica. Testimonianze di Cirillo, Gerolamo, Giovanni
Crisostomo, Ambrogio e Agostino. Novità di quest'epoca è la
riflessione sul battesimo dei bambini, di cui si cerca la
giustificazione e se ne precisano le condizioni di accesso.
Dal secolo VI al Concilio di Trento (1545-1563) si assiste ad una
serie di fenomeni che sconvolgono totalmente la tradizionale
prassi di iniziazione. Anzitutto si instaura una società basata
sul consenso religioso. Le nuove popolazioni vengono battezzate in
massa e la distanza tra chiesa e società scompare. Poi il
catecumenato tende a scomparire di fatto e il processo iniziatico
è ridotto all'atto battesimale, con forte riduzione del processo
catechistico-formativo. La prassi pastorale di iniziazione
coincide con il battesimo dei bambini che si diffonde rapidamente
per una serie di circostanze: teologiche (dottrina del peccato
originale), pratiche (mortalità infantile), legislative
(disposizioni di sinodi e concili). Il battesimo degli adulti va
scomparendo e assume carattere individuale e quello dei bambini è
anticipato ai primi giorni: si pensa alla salvezza del bambino
avulsa da ogni contesto ecclesiale.
Con la diffusione del cristianesimo che impedisce la presenza
continua del vescovo anche l'unità dei tre sacramenti viene
infranta. Al vescovo viene riservata la 'confermazione' che viene
istituzionalizzata separata dal battesimo con una propria
teologica. Anche l'eucarestia viene gradualmente posticipata
all'età della 'discrezione'. Verso il secolo VII compaiono anche i
'padrini' che un po' alla volta assumono il ruolo di garanti
dell'educazione alla fede dei battezzati. Per l'educazione alla
fede si provvede con un catecumenato, ossia un'istruzione, prima
dell'eucarestia, affidata alla famiglia.
Dal Concilio di Trento ad oggi non si registrano cambiamenti
sostanziali. Si intensifica l'istruzione previa all'eucarestia, si
discute a lungo sull'età della stessa, mentre la cresima
solitamente la precede; nel secolo XVII si introduce il sacramento
della penitenza; con Pio X si ha un anticipo dell'eucaristia agli
8 anni e una nuova proposta di catechismo.
1.5 L'iniziazione cristiana oggi: problemi aperti
La riforma liturgica del Vaticano II ha provveduto sia alla
revisione del modello di iniziazione dei bambini sia alla
presentazione di un modello per adulti, con la proposta di
adattamento per i fanciulli non battezzati nell'infanzia. Proposta
che è ripresa anche nella recente nota pastorale della CEI
"L'iniziazione cristiana. 2. Orientamenti per l'iniziazione
cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni",
23.5.1999, vedi nn. 4-8.
Distinguiamo, tuttavia, tra la proposta liturgica, quale è
indicata nei libri liturgici pubblicati dopo il concilio (primo
modello), e la prassi liturgica (secondo modello) poiché le due
posizioni non coincidono e tendono a radicalizzarsi.
La Proposta liturgica scaturisce direttamente dalle indicazioni
conciliari, presenti nelle rispettive costituzioni e in altri
documenti. Il nuovo Rito del battesimo dei bambini del 1969
dedica, nell'introduzione due numeri alla presentazione dei tre
sacramenti che formano l'iniziazione cristiana e alla loro
intrinseca connessione. Al termine del rito la monizione del
ministro ricorda il necessario proseguimento con la cresima e l'eucarestia.
Il Rito della confermazione del 1972 predisposto per fanciulli in
età di ragione (7-8 anni), presenta il sacramento come seconda
tappa dell'iniziazione e sottolinea il rapporto con il battesimo.
Per l'eucarestia non è stato predisposto alcun rito particolare.
Quindi unità e connessione tra i tre sacramenti nell'ordine:
battesimo, cresima ed eucarestia, anche se distanziati nel tempo:
battesimo alle prime settimane, cresima ed eucarestia verso i 7-8
anni.
La prassi liturgico-pastorale accetta la visione unitaria dei tre
sacramenti nel loro rapporto intrinseco e nel loro carattere
costitutivo del cristiano, ma con due innovazioni: l'inserimento
della penitenza prima dell'eucaristia e la posticipazione della
cresima all'eucaristia verso i 12-14 anni e oltre. La
preoccupazione si polarizza sulla preparazione ai due sacramenti
della penitenza ed eucaristia, soprattutto della cresima, mediante
una catechesi organica rinnovata nei contenuti e nei metodi: si
veda in merito l'intero documento dell'Ufficio Catechistico
Nazionale "Il catechismo per l'iniziazione cristiana dei fanciulli
e dei ragazzi", 1991.
A questo modello rituale si possono muovere diversi rilievi. E' il
quadro tradizionale in Occidente da circa mille anni, fondato sul
battesimo ai primi giorni o mesi che tutto condiziona. Parte dal
sacramento e non dall'evangelizzazione né dalla fede del soggetto;
la sequenza dei sacramenti è sconvolta: non obbedisce ad una idea
teologica, ma allo sviluppo psicologico del bambino; presenta
un'idea sfasata di Chiesa e dell'appartenenza alla medesima (di
tipo anagrafico); risente del tempo di cristianità (in cui chiesa
e società coincidono) oggi inesistente; il suo esito è quasi
fallimentare.
Proprio su questi rilievi potrebbe vertere la discussione nei
gruppi. Individuando soluzioni significative rispetto
all'esperienza di iniziazione cristiana descritta sopra
La prevalenza di uno o dell'altro modello conduce a diverse
prospettive ed accentuazioni delle stesse realtà. Ve ne propongo
alcune come traccia per lavorare in gruppo.
Rispetto alla Chiesa si hanno due immagini di Chiesa. Nel primo
modello una Chiesa che si impegna direttamente quale comunità,
all'annuncio del Vangelo, alla formazione dei nuovi membri,
esercita tutte le sue funzioni e ministeri, segue i candidati;
tanto da apparire 'segno' nel mondo con una sua metodologia
specifica di aggregazione, composta di convertiti e di credenti.
Nel secondo modello una Chiesa che delega al parroco o ai genitori
(talvolta ai padrini) l'accoglienza e la formazione, che non segue
direttamente il cammino di fede, salvo nei momenti sacramentali;
che risulta poi una Chiesa quasi identificata con la società,
composta di membri non convertiti, aggregati secondo criteri più
oggettivi che soggettivi: l'appartenenza alla classe determina
l'accostamento ai sacramenti più che il grado di maturità nel
cammino di fede.
Rispetto alla fede, nel primo modello la fede appare come risposta
personale alla Parola di Dio che comporta la conversione, si
esprime in una aperta professione nella Chiesa e si traduce in
gesti concreti. Nel secondo modello resta a livello di dono da
scoprire e rischia di rimanere un fatto intellettuale; il
carattere ecclesiale le è piuttosto esterno, più come dato
trasmesso che recepito e vissuto; la conversione non è percepita e
la libertà dell'uomo appare sottovalutata.
Rispetto alla catechesi e alla sua finalità. Nel primo modello la
catechesi precede e segue il sacramento, ha un contenuto vario e
l'intento non è la ricezione del sacramento, ma la fede e la vita.
Nella prassi pastorale la catechesi è finalizzata al sacramento e
rischia il nozionismo, non ha preciso contesto ecclesiale. Il
sacramento condiziona la catechesi e viene celebrato in base alla
frequenza catechistica. Solo indirettamente, a motivo dell'età,
può essere indirizzata alla vita.
Rispetto ai sacramenti. Sul piano teologico nel primo modello si
ha la visione unitaria e organica dei tre sacramenti quale
attuazione del mistero pasquale in pienezza entro la comunità
cristiana, partecipato al candidato che vi aderisce con la fede.
Ne secondo modello i tre sacramenti appaiono divisi, legati ai
momenti di crescita, con insufficiente riferimento al mistero
pasquale e la preoccupazione di cogliere l'effetto specifico di
ciascuno in prospettiva personale. Inoltre il sacramento è
compreso a livello intellettuale, scolastico ed ha difficilmente
la capacità di coinvolgere la persona, che lo vede come rito di
passaggio, atto momentaneo senza particolare risonanza nella
propria esistenza. Circa l'ammissione ai sacramenti il giudizio è
compiuto sulla misura della frequenza scolastica e la conoscenza
della dottrina, anziché sulla fede, ed è esercitato dal solo
ministro con qualche catechista
Le prospettive di vita cristiana vengono pertanto a mutare: nel
primo modello si prospetta una esistenza cristiana nata
dall'ascolto della parola, contrassegnata da una ricerca di fede e
da una volontà di conversione, dalla conoscenza diretta della
Chiesa come comunità di fratelli, dall'esperienza di sacramento
come momento significativo di fede aperto alla testimonianza. Nel
secondo modello la vita cristiana si presenta all'insegna della
pratica religiosa, di abitudini familiari, di doveri da compiere.
Se poi osserviamo il rapporto con la società scristianizzata, nel
modello liturgico (che ha come protagonisti adulti/ragazzi) i
soggetti avvertono, man mano che crescono nella fede il bisogno di
compiere una rottura, di abbandonare una tipica mentalità
ambientale per assimilare quella cristiana e compiere le scelte
che essa richiede; si convincono della 'diversità' del credente
nella valutazione e nel comportamento dell'esistenza. Nella
pratica pastorale dove i soggetti sono soprattutto bambini, questi
corrono il pericolo di essere educati in un ambiente separato e
artificioso e di essere posti poi di fronte ad una realtà
totalmente diversa, con la grave difficoltà, se non
l'impossibilità, di reagire.
Il modello in atto, quello più praticato, sembra quindi un modello
di socializzazione e di educazione religiosa molto efficace per i
secoli passati, di pieno consenso sociale, nei paesi di tradizione
cristiana, ma oggi niente affatto rispondente alle mutate
condizioni sociali e alle esigenze pastorali. I tentativi di
miglioramento e di correzione sul piano catechistico, celebrativo
e liturgico compiuti negli ultimi tempi hanno prodotto risultati
esigui. E' un modello che può avere diritto di esistenza, perché
non è privo di valori, soprattutto se si tiene fede ad alcuni
punti teologici irrinunciabili, ma non deve essere considerato
l'unico. Va riscoperto il modello che si rivolge soprattutto agli
adulti, compreso nel suo adattamento ai ragazzi/fanciulli, al
quale deve ispirarsi per ricuperare aspetti e valori di primaria
importanza. E' quanto è stato fatto nei documenti sopra ricordati:
"Orientamenti per l'iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7
ai 14 anni", 1999; Il catechismo per l'iniziazione cristiana dei
fanciulli e dei ragazzi, 1991"
2. Non solo annuncio ma anche celebrazione e testimonianza
A partire dai documenti appena ricordati cerchiamo ora di indicare
in modo sintetico i tratti caratterizzanti ogni itinerario di
evangelizzazione e di iniziazione cristiana.
La nota pastorale "Orientamenti…" al n. 30 dice testualmente:
"Ogni itinerario di iniziazione cristiana è un tirocinio di vita
cristiana. Esso deve prevedere tutti gli elementi che concorrono
all'iniziazione: l'annuncio-ascolto-accoglienza della Parola,
l'esercizio della vita cristiana, la celebrazione liturgica e
l'inserimento nella comunità cristiana".
Di seguito questi diversi elementi sono spiegati specificamente
nei nn. 31-37. Vi rimando a quella lettura per una verifica della
prassi catechistica e pastorale e per essere in grado di prevedere
itinerari di iniziazione cristiana che siano adeguati.
2.1. Il catecumenato
In pratica, però, il documento ripropone in questo modo
un'esperienza antica, quella del catecumenato. Esso comprende tre
momenti: una istruzione ben organizzata, di carattere biblico,
dogmatico e morale (catechesi); celebrazioni particolari
(preghiere, digiuni, scrutini); attività caritative; intervento
della Chiesa quale comunità di credenti, in modo diretto o per
delegati. Esso abbraccia pertanto le tre componenti costitutive :
la parola, l'esperienza liturgica, l'esperienza di una comunità.
Sono tre poli attorno ai quali si muove l'intero processo di
conversione, di cammino di fede, di interazione ecclesiale,
contrassegnata da diverse tappe. La parola di Dio in tutta la sua
forza ed estensione rappresenta il criterio che accompagna
l'intero cammino.
Il catecumenato non è perciò una qualsiasi propedeutica né
comporta una semplice trasmissione verbale della fede, non è un
periodo di istruzione o di preparazione ai sacramenti, ma è
un'esperienza di vita cristiana all'interno di una comunità, un
apprendistato alla vita e allo stile di vita cristiana, la
maturazione della fede appresa, compresa, vissuta. Il catecumeno è
ritenuto già cristiano, il catecumenato è uno status ecclesiale,
di precisa importanza teologica, anche se si distingue dal fedele
battezzato.
La nostra catechesi non è sempre esperienza di catecumenato, non
solo per i contenuti e le modalità che pone in atto, ma anche
perché i soggetti cui si rivolge sono, molto spesso, ancora da
evangelizzare. Questo non si può ignorare! |