Le linee portanti dell'itinerario di evangelizzazione
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Cercherò in questi due incontri di presentare sia il concetto di iniziazione cristiana, com'è nato e come si è sviluppato; sia il concetto un po' più evoluto e un po' più nuovo di questa iniziazione cristiana così come nella Chiesa italiana si sta realizzando, facendo attenzione alle conseguenze catechistiche.
1. Premessa
Il punto di partenza di tutto questo discorso sulla I. C. è sicuramente un clima che si sta creando in questi anni, che investe la nostra comunità, un che si manifesta in tutta la Chiesa, che è dato da alcuni slogan o termini che ricorrono di frequente, ad esempio il termine di nuova evangelizzazione o il termine di re-iniziazione cristiana; sono termini usati spesso, che lasciano chiaramente intendere una situazione, una realtà nuova. Il concetto di nuova evangelizzazione tradisce l'idea che l'esperienza passata di evangelizzazione sia in qualche modo chiusa. Se non fallita, certamente chiusa. Per cui c'è una forte esigenza di una attività pastorale, di una presenza pastorale che non si limita a tenere in piedi la situazione, ma che riscopra il clima della missione. Intesa come passione per l'annuncio, preoccupazione per l'annuncio; un annuncio che si fa sempre più attento e più concreto alle situazioni della vita e delle persone. Così pure il termine re-iniziazione cristiana (un termine che per la verità è anche un po' eretico, perché è chiaro che la I. C. non si può rifare, ma si può ribattezzare) dichiara il riconoscimento del fallimento della I. C. che è stata realizzata in passato, soprattutto in questo passato recente. Una I. C. incompleta perché magari non tutti hanno esaurito il cammino della I. C. che comprende i tre sacramenti, oppure inadeguata perché non è stato un momento in cui si è curato l' annuncio, la preghiera personale, i gesti di testimonianza, un cambiamento di mentalità, ma è stata semplicemente una specie di socializzazione religiosa. Ora di fronte a questo riconoscimento di una I.C. inadeguata, e per certi aspetti incompleta, si sente l'esigenza di una I.C. che sia invece adeguata, reale, e da questo punto di vista il primo problema diventa quale comunità può compiere questa I.C..
1 L'iniziazione cristiana dei fanciulli ieri e oggi
1.1 Concetto di iniziazione e uso cristiano
"Iniziazione" è un termine sacrale e serve a designare i riti mediante i quali si "entra" nell'associazione misterica, partecipando dei benefici e della salvezza che derivano da tale ingresso.
In senso più generale il termine iniziazione indica un complesso di riti e di insegnamenti orali, il cui scopo è quello di produrre una radicale modificazione dello stato religioso e sociale della persona che deve essere iniziata. Filosoficamente parlando iniziazione equivale a mutazione ontologica della condizione umana, teologicamente equivale alla partecipazione alla vita divina. Al termine del procedimento cui è sottoposto, il candidato esce totalmente diverso: è diventato un altro. L'iniziato è un essere trasformato.
Il termine non compare nella tradizione cristiana prima del II secolo. Sono i padri apologisti ad usarlo in polemica con gli interlocutori pagani, per difendere i riti cristiani dall'accusa di imitazione delle religioni misteriche. In un secondo tempo il vocabolario dell'iniziazione entra nella comunità cristiana con la catechesi, a cominciare dal catecumenato organizzato ove i catecumeni sono separati dalla disciplina dell'arcano. Da Origene l'uso si diffonde nelle grandi catechesi dei secoli IV e V soprattutto presso S. Giovanni Crisostomo. In occidente, presso Ambrogio e Agostino l'uso è più guardingo. Si incontra il verbo 'initiare' in senso sacramentale: si è iniziati dal battesimo o dai misteri e non ai misteri. La celebrazione sacramentale introduce al mistero di salvezza mediante la fede.
Nel Medioevo latino la parola e il concetto scompaiono totalmente dall'uso per ricomparire nell'epoca moderna con la dimensione nuova di "cammino": iniziazione (accostamento, avvicinamento graduale) ai misteri. Si consolida anche il concetto di "iniziazione cristiana" comprensivo dei tre sacramenti: battesimo, cresima, eucarestia.
Nel Concilio Vaticano II si parla esplicitamente del battesimo, cresima ed eucarestia come sacramenti dell'iniziazione cristiana e si afferma la loro unità o connessione intrinseca, includendo nell'idea di iniziazione anche il catecumenato. Nei documenti della riforma liturgica si accetta in pieno il concetto di iniziazione, come "partecipazione sacramentale alla morte e risurrezione di Cristo", l'unità intrinseca dei tre sacramenti che conducono alla piena maturità spirituale. Quindi per quanto riguarda l'uso teologico-liturgico attuale, l'iniziazione esprime in primo luogo l'unità dei tre sacramenti e in secondo luogo tende ad includervi il catecumenato. Il concetto implica a sua volta un'esperienza del mistero di Cristo con il passaggio da uno stato (catecumeno) ad un altro stato (fedele) mediante i tre riti sacramentali e la fede. Dunque teniamo presenti questi tre aspetti che dovremmo trovare il modo di rivitalizzare anche nell'esperienza pastorale attuale.
Nel linguaggio catechistico degli ultimi decenni, poi, sotto l'influsso dell'antropologia e della sociologia, il concetto di iniziazione è stato caratterizzato dal fattore "tempo": iniziare equivale a introdurre una persona gradualmente ad un determinato gruppo sociale, ad una dottrina, ad una professione. L'iniziazione cristiana dunque sarebbe il cammino graduale di fede con l'ausilio della comunità che ha i momenti più forti nei sacramenti dell'iniziazione. L'iniziazione costituisce il quadro entro cui si raggiunge la maturazione di fede e si celebrano i sacramenti dell'iniziazione quali riti di passaggio a scadenze determinate. Si veda a tale proposito il documento "Il catechismo per l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi", Ufficio Catechistico Nazionale, 1991, n.7. Questo concetto, che ha come esclusiva prospettiva la formazione cristiana dei bambini, rischia di perdere l'unità dei tre sacramenti (è un dato di fatto!) e di collocarli in tempi ritenuti più opportuni, considerandoli come riti di passaggio dello sviluppo (nascita, pubertà, preadolescenza) e quindi di strumentalizzarli a scopi che non sono specifici. La catechesi diventa l'ambito entro cui si collocano i sacramenti ai quali occorre essere iniziati, a differenza del concetto sopra espresso secondo il quale sono i sacramenti che "iniziano" e la catechesi dovrebbe rappresentare la riscoperta cosciente ed approfondita dell'esperienza e dell'illuminazione dei medesimi.
C'è di che riflettere sulla nostra prassi e soprattutto cercare un metodo pastorale che sia rispettoso degli elementi importanti della iniziazione cristiana anche se le mutate condizioni sociali hanno spinto verso un concetto diverso della stessa.
1.2 Natura dell'iniziazione cristiana
E' un fatto che la Chiesa ha aggregato e aggrega a sé nuovi adepti mediante una procedura particolare che oggi indichiamo con il termine "iniziazione cristiana" e, talora, fin dall'inizio con quello onnicomprensivo di "battesimo".
La procedura comprende due punti fondamentali, fede e sacramenti, sui quali converge e si dispiega l'intero cammino. Il cristianesimo appare come una fede e una prassi misterica a cui si accede, si è introdotti, e che conducono ad una conformazione interiore a Cristo entro la comunità cristiana, per una nuova esistenza.
Perciò l'iniziazione cristiana non è da considerarsi come un semplice fatto educativo che tende a sviluppare e a dare corpo ad elementi e valori insiti nella coscienza umana, né un itinerario didattico o scolare inteso a proporre nozioni o tipi di comportamento personale e sociale-religioso; né tantomeno un atto giuridico o anagrafico richiesto dalla situazione sociologica cristiana, un semplice rituale di appartenenza giuridico-religiosa ad una comunità con ovvi impegni di rapporti determinati; né un sistema moralistico per far apprendere determinate norme di condotta cristiana. L'iniziazione cristiana esprime invece il mistero e la profonda realtà che introduce l'uomo nella vita nuova: sia trasformandolo nel suo essere (partecipe della natura divina di Cristo); sia impegnandolo personalmente ad una scelta di fede per vivere come figlio di Dio (fede personale); sia integrandolo ad una comunità che lo accoglie come suo membro (battesimo), gli dona lo Spirito per agire (cresima) lo ammette alla mensa della parola e del pane di vita (eucaristia). L'uomo raggiunge la sua identità cristiana, che poi dovrà sviluppare lungo tutta la sua esistenza per giungere alla pienezza finale.
La realtà o contenuto dell'iniziazione è una sola: il mistero pasquale di Cristo che muore e risorge, applicato al discepolo che simbolicamente muore alla vita precedente (di peccato) per vivere la vita nuova di risorto allo stesso modo che Cristo è morto e risuscitato. E' una dinamica di morte e di vita. E' però da tenere presente che l'iniziazione ha, oltre l'aspetto personale, una dimensione fortemente comunitaria: riguarda la persona non isolatamente ma in rapporto alla comunità alla quale viene aggregata. Anzi si può affermare che l'iniziazione crea, dà origine alla comunità cristiana: ne fa un solo corpo, il corpo di Cristo, un solo Spirito, una sola oblazione. Battesimo e cresima tendono per loro natura a condurre il fedele nell'assemblea eucaristica, ove si realizza il mistero della chiesa.
Ma non sarebbe corretto limitare l'iniziazione ai tre sacramenti: significherebbe compiere un'opera riduttiva ed offrire una visione deformante. Si accentuerebbe l'aspetto oggettivo, l'intervento divino, frodando l'uomo della sua libera adesione, del suo impegno, della sua ricerca, del suo faticoso e fecondo itinerario. In ogni sacramento si rileva la parte e la risposta dell'uomo che trova la sua esplicita manifestazione nella fede. Non si ha vera iniziazione cristiana che non sia in pari tempo iniziazione o esperienza cosciente e progressiva di fede. La fede precede accompagna e segue il sacramento. I sacramenti devono essere considerati nel contesto globale di una maturazione libera ed impegnata della fede.
Ad una certa visuale riduttiva potrebbe indurre la prassi - assai presente nel nostro paese - della iniziazione dei bambini realizzata in modo 'ridotto', mentre il tipo "normale" resta sempre l'iniziazione cristiana degli adulti.
1.3 Motivi dell'iniziazione cristiana
Non è senza interesse conoscere i motivi su cui si fonda l'iniziazione cristiana: aiuta a chiarirne la specificità. Possiamo individuare tre motivi che giustificano il fatto iniziatico:
- presupposto antropologico.
L'uomo non è un essere isolato chiuso in sé, ma inserito nell'esistenza creaturale. Egli sperimenta che il suo essere è frutto di una fecondità, è un "donato" in atteggiamento costante di ricevere. Egli si sente accolto dal gruppo sociale: è un essere "con" gli uomini più che un essere "in" mezzo agli uomini. E ciò avviene gradualmente e storicamente.
- analogia con il dato culturale.
Pur situato così sin dalla nascita, l'uomo mediante i riti dell'iniziazione viene introdotto nella comunità e nel possesso del suo patrimonio culturale e religioso, non tanto per acquisire una personalità giuridica, quanto per assumere un ruolo umano effettivo. Infatti l'iniziazione non è un rito folcloristico o convenzionale, ma una celebrazione per cui si assume un nuovo reale modo di essere, paragonabile ad una nuova nascita e si è introdotti ad un patrimonio tradizionale antecedentemente precluso. 
- l'esigenza propria del cristianesimo.
La realtà cristiana postula per esigenza propria un processo iniziatico. Il dato cristiano è storico-salvifico, si fonda sull'economia della salvezza, su un procedimento storico ed evolutivo registrato nella Bibbia. Dio si è rivelato ed ha rivelato il piano salvifico per l'uomo in modo progressivo fino al suo compimento in Cristo. Questa pedagogia divina trova riscontro nella natura dell'uomo, chiamato a rispondere all'appello divino, che ha i suoi ritmi intellettuali ed affettivi, è sottoposto a svariati condizionamenti interni ed esterni. La fede o risposta dell'uomo non si acquisisce automaticamente o a titolo di esistenza, cioè per nascita, né per eredità. La fede è una conversione e una vocazione. Credere è un atto che sopravviene nell'esistenza e che dipende anche dalla storia. Si basa sulla rivelazione di Dio e il suo annuncio, ma esige una risposta completa e globale dell'uomo perché si attui il suo ingresso nella nuova esistenza. La fede cristiana ha un carattere personale, sacramentale, ecclesiale e temporale. Se personale è umana, non istantanea; se sacramentale si traduce in gesti, simboli, formule; se ecclesiale, esige l'accesso nella comunità di credenti ove si è accolti; se temporale, richiede tempo con la verifica delle motivazioni per la rimozione degli ostacoli. La Chiesa poi non è un gruppo sociale qualsiasi. E' una realtà che non si identifica con le istituzioni naturali e libere ma è un "mistero", una realtà che sfugge allo sguardo umano e che si scopre per esperienza progressiva. Essa stessa determina la procedura per accogliere i nuovi membri.
1.4 L'iniziazione cristiana nel passato
1.4.1. - nel Nuovo Testamento
Il N.T. non presenta un quadro elaborato della procedura seguita dalla chiesa apostolica nel 'fare cristiani', ma piuttosto i tratti salienti, ben distinti, di tale prassi: parola, conversione-fede, battesimo nell'acqua e nello Spirito. E' la procedura quasi uniforme in tutte le comunità. Non viene usato però il termine 'iniziazione' né emergono i tre sacramenti, ma piuttosto il battesimo, comprensivo del dono dello Spirito, cui segue l'eucarestia.
1.4.2. - nella tradizione delle Chiese
Nei primi due secoli non si ha ancora una propria organizzazione ma è previsto un periodo prebattesimale per una verifica delle intenzioni, della volontà di conversione e una istruzione sulla fede e la condotta morale, con incontri di preghiera e di ascolto quindi il battesimo e l'eucarestia. L'attenzione è rivolta logicamente agli adulti. Testimonianze di Giustino e Clemente Alessandrino.
Nei secoli III.IV nasce una vera e propria pastorale di iniziazione, caratterizzata nella mentalità e nelle strutture di fronte ad un mondo pagano dal quale la Chiesa prende le distanze e intende distinguersi come "segno", chiedendo una radicale conversione ai nuovi candidati e proponendo loro una lunga e seria formazione alla vita cristiana. Si instaura così il "catecumenato", un periodo di formazione attorno a due poli di interesse: cammino di fede verso il battesimo e partecipazione alla comunità cristiana.
I secoli V e VI formano il periodo di grande interesse per lo sviluppo del catecumenato e del rituale battesimale, ma anche per la nuova situazione in cui la chiesa viene a trovarsi: prima perseguitata, ora e tollerata e poi favorita. La Chiesa assume un significato via via diverso fino a diventare garante dell'unità dello stato. Di conseguenza cambia la prassi iniziatica. L'adesione in massa alla chiesa senza motivazioni valide (interesse o pressione sociale) e senza impegno induce all'accoglienza nel catecumenato, ma lo stesso è prolungato nel tempo e per l'ammissione ai riti sacramentali si registra una maggiore severità. Al catecumenato di parcheggio di molti corrisponde il periodo intenso di preparazione al battesimo dei pochi 'eletti', a seguito di un severo esame. La brevità del periodo preparatorio è compensata dall'impegno per la catechesi, specie mistagogica. Testimonianze di Cirillo, Gerolamo, Giovanni Crisostomo, Ambrogio e Agostino. Novità di quest'epoca è la riflessione sul battesimo dei bambini, di cui si cerca la giustificazione e se ne precisano le condizioni di accesso.
Dal secolo VI al Concilio di Trento (1545-1563) si assiste ad una serie di fenomeni che sconvolgono totalmente la tradizionale prassi di iniziazione. Anzitutto si instaura una società basata sul consenso religioso. Le nuove popolazioni vengono battezzate in massa e la distanza tra chiesa e società scompare. Poi il catecumenato tende a scomparire di fatto e il processo iniziatico è ridotto all'atto battesimale, con forte riduzione del processo catechistico-formativo. La prassi pastorale di iniziazione coincide con il battesimo dei bambini che si diffonde rapidamente per una serie di circostanze: teologiche (dottrina del peccato originale), pratiche (mortalità infantile), legislative (disposizioni di sinodi e concili). Il battesimo degli adulti va scomparendo e assume carattere individuale e quello dei bambini è anticipato ai primi giorni: si pensa alla salvezza del bambino avulsa da ogni contesto ecclesiale.
Con la diffusione del cristianesimo che impedisce la presenza continua del vescovo anche l'unità dei tre sacramenti viene infranta. Al vescovo viene riservata la 'confermazione' che viene istituzionalizzata separata dal battesimo con una propria teologica. Anche l'eucarestia viene gradualmente posticipata all'età della 'discrezione'. Verso il secolo VII compaiono anche i 'padrini' che un po' alla volta assumono il ruolo di garanti dell'educazione alla fede dei battezzati. Per l'educazione alla fede si provvede con un catecumenato, ossia un'istruzione, prima dell'eucarestia, affidata alla famiglia.
Dal Concilio di Trento ad oggi non si registrano cambiamenti sostanziali. Si intensifica l'istruzione previa all'eucarestia, si discute a lungo sull'età della stessa, mentre la cresima solitamente la precede; nel secolo XVII si introduce il sacramento della penitenza; con Pio X si ha un anticipo dell'eucaristia agli 8 anni e una nuova proposta di catechismo.
1.5 L'iniziazione cristiana oggi: problemi aperti
La riforma liturgica del Vaticano II ha provveduto sia alla revisione del modello di iniziazione dei bambini sia alla presentazione di un modello per adulti, con la proposta di adattamento per i fanciulli non battezzati nell'infanzia. Proposta che è ripresa anche nella recente nota pastorale della CEI "L'iniziazione cristiana. 2. Orientamenti per l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni", 23.5.1999, vedi nn. 4-8.
Distinguiamo, tuttavia, tra la proposta liturgica, quale è indicata nei libri liturgici pubblicati dopo il concilio (primo modello), e la prassi liturgica (secondo modello) poiché le due posizioni non coincidono e tendono a radicalizzarsi.
La Proposta liturgica scaturisce direttamente dalle indicazioni conciliari, presenti nelle rispettive costituzioni e in altri documenti. Il nuovo Rito del battesimo dei bambini del 1969 dedica, nell'introduzione due numeri alla presentazione dei tre sacramenti che formano l'iniziazione cristiana e alla loro intrinseca connessione. Al termine del rito la monizione del ministro ricorda il necessario proseguimento con la cresima e l'eucarestia. Il Rito della confermazione del 1972 predisposto per fanciulli in età di ragione (7-8 anni), presenta il sacramento come seconda tappa dell'iniziazione e sottolinea il rapporto con il battesimo. Per l'eucarestia non è stato predisposto alcun rito particolare. Quindi unità e connessione tra i tre sacramenti nell'ordine: battesimo, cresima ed eucarestia, anche se distanziati nel tempo: battesimo alle prime settimane, cresima ed eucarestia verso i 7-8 anni.
La prassi liturgico-pastorale accetta la visione unitaria dei tre sacramenti nel loro rapporto intrinseco e nel loro carattere costitutivo del cristiano, ma con due innovazioni: l'inserimento della penitenza prima dell'eucaristia e la posticipazione della cresima all'eucaristia verso i 12-14 anni e oltre. La preoccupazione si polarizza sulla preparazione ai due sacramenti della penitenza ed eucaristia, soprattutto della cresima, mediante una catechesi organica rinnovata nei contenuti e nei metodi: si veda in merito l'intero documento dell'Ufficio Catechistico Nazionale "Il catechismo per l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi", 1991.
A questo modello rituale si possono muovere diversi rilievi. E' il quadro tradizionale in Occidente da circa mille anni, fondato sul battesimo ai primi giorni o mesi che tutto condiziona. Parte dal sacramento e non dall'evangelizzazione né dalla fede del soggetto; la sequenza dei sacramenti è sconvolta: non obbedisce ad una idea teologica, ma allo sviluppo psicologico del bambino; presenta un'idea sfasata di Chiesa e dell'appartenenza alla medesima (di tipo anagrafico); risente del tempo di cristianità (in cui chiesa e società coincidono) oggi inesistente; il suo esito è quasi fallimentare.
Proprio su questi rilievi potrebbe vertere la discussione nei gruppi. Individuando soluzioni significative rispetto all'esperienza di iniziazione cristiana descritta sopra
La prevalenza di uno o dell'altro modello conduce a diverse prospettive ed accentuazioni delle stesse realtà. Ve ne propongo alcune come traccia per lavorare in gruppo.
Rispetto alla Chiesa si hanno due immagini di Chiesa. Nel primo modello una Chiesa che si impegna direttamente quale comunità, all'annuncio del Vangelo, alla formazione dei nuovi membri, esercita tutte le sue funzioni e ministeri, segue i candidati; tanto da apparire 'segno' nel mondo con una sua metodologia specifica di aggregazione, composta di convertiti e di credenti. Nel secondo modello una Chiesa che delega al parroco o ai genitori (talvolta ai padrini) l'accoglienza e la formazione, che non segue direttamente il cammino di fede, salvo nei momenti sacramentali; che risulta poi una Chiesa quasi identificata con la società, composta di membri non convertiti, aggregati secondo criteri più oggettivi che soggettivi: l'appartenenza alla classe determina l'accostamento ai sacramenti più che il grado di maturità nel cammino di fede.
Rispetto alla fede, nel primo modello la fede appare come risposta personale alla Parola di Dio che comporta la conversione, si esprime in una aperta professione nella Chiesa e si traduce in gesti concreti. Nel secondo modello resta a livello di dono da scoprire e rischia di rimanere un fatto intellettuale; il carattere ecclesiale le è piuttosto esterno, più come dato trasmesso che recepito e vissuto; la conversione non è percepita e la libertà dell'uomo appare sottovalutata.
Rispetto alla catechesi e alla sua finalità. Nel primo modello la catechesi precede e segue il sacramento, ha un contenuto vario e l'intento non è la ricezione del sacramento, ma la fede e la vita. Nella prassi pastorale la catechesi è finalizzata al sacramento e rischia il nozionismo, non ha preciso contesto ecclesiale. Il sacramento condiziona la catechesi e viene celebrato in base alla frequenza catechistica. Solo indirettamente, a motivo dell'età, può essere indirizzata alla vita.
Rispetto ai sacramenti. Sul piano teologico nel primo modello si ha la visione unitaria e organica dei tre sacramenti quale attuazione del mistero pasquale in pienezza entro la comunità cristiana, partecipato al candidato che vi aderisce con la fede. Ne secondo modello i tre sacramenti appaiono divisi, legati ai momenti di crescita, con insufficiente riferimento al mistero pasquale e la preoccupazione di cogliere l'effetto specifico di ciascuno in prospettiva personale. Inoltre il sacramento è compreso a livello intellettuale, scolastico ed ha difficilmente la capacità di coinvolgere la persona, che lo vede come rito di passaggio, atto momentaneo senza particolare risonanza nella propria esistenza. Circa l'ammissione ai sacramenti il giudizio è compiuto sulla misura della frequenza scolastica e la conoscenza della dottrina, anziché sulla fede, ed è esercitato dal solo ministro con qualche catechista
Le prospettive di vita cristiana vengono pertanto a mutare: nel primo modello si prospetta una esistenza cristiana nata dall'ascolto della parola, contrassegnata da una ricerca di fede e da una volontà di conversione, dalla conoscenza diretta della Chiesa come comunità di fratelli, dall'esperienza di sacramento come momento significativo di fede aperto alla testimonianza. Nel secondo modello la vita cristiana si presenta all'insegna della pratica religiosa, di abitudini familiari, di doveri da compiere.
Se poi osserviamo il rapporto con la società scristianizzata, nel modello liturgico (che ha come protagonisti adulti/ragazzi) i soggetti avvertono, man mano che crescono nella fede il bisogno di compiere una rottura, di abbandonare una tipica mentalità ambientale per assimilare quella cristiana e compiere le scelte che essa richiede; si convincono della 'diversità' del credente nella valutazione e nel comportamento dell'esistenza. Nella pratica pastorale dove i soggetti sono soprattutto bambini, questi corrono il pericolo di essere educati in un ambiente separato e artificioso e di essere posti poi di fronte ad una realtà totalmente diversa, con la grave difficoltà, se non l'impossibilità, di reagire.
Il modello in atto, quello più praticato, sembra quindi un modello di socializzazione e di educazione religiosa molto efficace per i secoli passati, di pieno consenso sociale, nei paesi di tradizione cristiana, ma oggi niente affatto rispondente alle mutate condizioni sociali e alle esigenze pastorali. I tentativi di miglioramento e di correzione sul piano catechistico, celebrativo e liturgico compiuti negli ultimi tempi hanno prodotto risultati esigui. E' un modello che può avere diritto di esistenza, perché non è privo di valori, soprattutto se si tiene fede ad alcuni punti teologici irrinunciabili, ma non deve essere considerato l'unico. Va riscoperto il modello che si rivolge soprattutto agli adulti, compreso nel suo adattamento ai ragazzi/fanciulli, al quale deve ispirarsi per ricuperare aspetti e valori di primaria importanza. E' quanto è stato fatto nei documenti sopra ricordati: "Orientamenti per l'iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni", 1999; Il catechismo per l'iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, 1991"
2. Non solo annuncio ma anche celebrazione e testimonianza
A partire dai documenti appena ricordati cerchiamo ora di indicare in modo sintetico i tratti caratterizzanti ogni itinerario di evangelizzazione e di iniziazione cristiana. 
La nota pastorale "Orientamenti…" al n. 30 dice testualmente: "Ogni itinerario di iniziazione cristiana è un tirocinio di vita cristiana. Esso deve prevedere tutti gli elementi che concorrono all'iniziazione: l'annuncio-ascolto-accoglienza della Parola, l'esercizio della vita cristiana, la celebrazione liturgica e l'inserimento nella comunità cristiana".
Di seguito questi diversi elementi sono spiegati specificamente nei nn. 31-37. Vi rimando a quella lettura per una verifica della prassi catechistica e pastorale e per essere in grado di prevedere itinerari di iniziazione cristiana che siano adeguati.
2.1. Il catecumenato
In pratica, però, il documento ripropone in questo modo un'esperienza antica, quella del catecumenato. Esso comprende tre momenti: una istruzione ben organizzata, di carattere biblico, dogmatico e morale (catechesi); celebrazioni particolari (preghiere, digiuni, scrutini); attività caritative; intervento della Chiesa quale comunità di credenti, in modo diretto o per delegati. Esso abbraccia pertanto le tre componenti costitutive : la parola, l'esperienza liturgica, l'esperienza di una comunità. Sono tre poli attorno ai quali si muove l'intero processo di conversione, di cammino di fede, di interazione ecclesiale, contrassegnata da diverse tappe. La parola di Dio in tutta la sua forza ed estensione rappresenta il criterio che accompagna l'intero cammino.
Il catecumenato non è perciò una qualsiasi propedeutica né comporta una semplice trasmissione verbale della fede, non è un periodo di istruzione o di preparazione ai sacramenti, ma è un'esperienza di vita cristiana all'interno di una comunità, un apprendistato alla vita e allo stile di vita cristiana, la maturazione della fede appresa, compresa, vissuta. Il catecumeno è ritenuto già cristiano, il catecumenato è uno status ecclesiale, di precisa importanza teologica, anche se si distingue dal fedele battezzato.
La nostra catechesi non è sempre esperienza di catecumenato, non solo per i contenuti e le modalità che pone in atto, ma anche perché i soggetti cui si rivolge sono, molto spesso, ancora da evangelizzare. Questo non si può ignorare!